Meno mascherine, più preghiere. Intervista a Marco Palmisano


C’è un modo diverso di fare comunicazione, un modo più vero, più profondo, più etico e più ricco di valori: è questo ciò che il Club Santa Chiara, associazione sorta nel 1995 e che raccoglie dirigenti, imprenditori, funzionari e operatori di diversi settori della comunicazione, cerca di infondere e trasmettere sotto la guida del dott. Marco Palmisano.

Nato e cresciuto nel mondo della comunicazione, l’attuale Presidente del Club Santa Chiara ha vissuto sempre l’uso della parola, cercando di darle trasparenza, duttilità ed emotività; queste sono alcune delle caratteristiche che un buon comunicatore deve possedere per far si che il suo messaggio non solo arrivi dall’altra parte, ma soprattutto si colori di positività e di riscatto, trasmettendo speranza all’interlocutore.

Soprattutto in questo periodo è la Speranza a divenire un colore monocromo, quasi tinto di nero, che sembra non lasciar trasparire alcun miraggio di fiducia nel futuro: un bravo comunicatore,  a detta del dottore, deve invece saper scorticare questa visione negativa,  rendendo ciò che sembra apparantemente impossibile in possibile.La consapevolezza di voler creare un network di uomini della comunicazione e del marketing, con l’interesse di trasmettere la verità, ha portato oggi il Club Santa Chiara a contare oltre 550 associati, accomunati dalla “scuola della parola”: Dio propone la parola, ma poi l’uomo sceglie se seguirla o meno; la realtà è il punto di partenza, ma va illustrata tenendo conto di tutti i fattori, non solo quelli materiali, ma anche quelli capaci di dare senso e significato, accendendo in tal modo una luce di Speranza.

In un momento come questo abbiamo forse bisogno più di preghiere che di mascherine e di riscoprire i nostri valori più profondi, cercando di far star bene prima di tutto quelli che stanno vicino a noi, cominciando da noi stessi: c’è bisogno di creare isole di serenità a partire dalle famiglie per arrivare fino all’ambiente di lavoro.

Oggi, a fari spenti, costretti dal covid, ed in un silenzio che è diventato rumoroso nelle nostre anime, abbiamo davvero riscoperto quello che eravamo e che neanche sapevamo di essere; un messaggio questo da non disperdere e da veicolare nel modo più corretto possibile, affidandoci a ciò che dal profondo del nostro animo fuoriesce attraverso le nostre labbra e le nostre penne: questa è la parola, il vero linguaggio del cuore.

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