Personalismo, la vera ricetta per la ripresa


In attesa del ritorno alla normalità in molti iniziano a pensare che normalità non sarà. Troppo profonde e radicali le ferite inferte da questi due mesi di sconvolgimento pandemico mondiale perchè tutto possa tornare come prima. C’è anche chi dice per fortuna, io tra questi.

Tornare come prima significherebbe non aver capito nulla. Come dei bambini capricciosi che tornano alle vecchie abitudini di cattiveria e menefreghismo verso gli altri, di poco amore in famiglia, di sfrenate ambizioni sociali, per soldi o per potere, di invidie e gelosie, di continuo nervosismo litigioso, di consumi esasperati senza motivi reali, di frenesie nel traffico e nel tempo delle nostre giornate, di poco rispetto verso la natura, ecc. ecc.

Ecco, se dovesse continuare così è meglio che cambi tutto, e sono certo che lo sarà. Almeno per qualche lustro, prima che di nuova la brutta bestia dell’egoismo dell’uomo ritorni a prevalere sulla paura. Vecchio e caro Timor Dei. Ma questo volta l’occasione è ghiotta, perché si tratta di poter cambiare in meglio, e non per timore ma per amore: a noi stessi, ai nostri cari e al mondo intero.

Per noi stessi, per tutti i nostri cari e per il mondo intero la ricetta infatti è solo una: più bontà è meno cattiveria. Più solidarietà e meno egoismo. Più gratitudine.  Potrà sembrare semplicistico ma è cosi. Ed è cosi per due motivi. Il primo perché le forze che governano la storia sono le medesime che muovono le singole persone, e nulla sfugge a questa potente e irrevocabile legge di natura. Siamo tutti uniti dal medesimo filo. E il secondo motivo è che a breve vedremo il declino del sistema capitalista, cosi come lo avevamo imparato a conoscere in questi ultimi 70 anni.

Quel che non era riuscito a fare il comunismo, è riuscito a farlo un virus: abbattere il capitalismo. E il colmo della nemesi storica è che tutto è partito dal Paese comunista in cui regna il capitalismo di Stato e per giunta con smanie di imperialismo economico mondiale.

Ma il problema non è il sistema capitalistico in sé ma la sua applicazione, e questo lo abbiamo visto in centinaia di migliaia di studi e di Convegni in ogni parte del mondo. A questo proposito un bravo e giovane autore italiano ha appena pubblicato un suo nuovo saggio per i tipi della Mondadori intitolato GRATITUDINE, e così Oscar di Montigny, questo è il suo nome, ha lanciato uno slogan molto interessante che facciamo nostro e riproponiamo a tutti. Il problema non è il capitalismo in sé, ma il capitalismo in mè. Esatto. Il problema non sono i consumi, ma l’esasperazione dei consumi. Questo è il vero punto. E per questo che si deve ripartire da qui, dalla singola persona, più consapevole e grata del fatto che la vita è un dono. E oggi, più di prima, questo è molto più chiaro a tutti. Così una nova era ci può ora attendere, con meno capitalismo e molto più personalismo. Ripartiamo quindi inventando vita nuova. Personale e sociale.

Per condividere vai a:  www.MarcoPalmisano.com

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