8 Marzo: non facciamo la festa alle donne


Questa Giornata mondiale della donna si celebra dal 1909 negli Usa e solo dal 1922 da noi in Italia. Ma a parte il ritardo, si tratta di capire se le motivazioni che sottostanno a questo significativo appuntamento annuale siano state nel tempo verificate come reali vantaggi a favore delle donne di tutto il mondo, oppure l’esatto suo contrario.

Partiamo dal dire che la donna è oggettivamente superiore all’uomo. Non per nulla Dio, che è Uno che se ne intende, nel crearla come aiuto e sostegno per l’uomo non poteva certo mettergli vicino qualcuno come lui o peggio di lui, bensì un essere in grado di saper meglio vivere l’umana avventura, accompagnandolo con amore fino al punto di affidare a Lei il compito gravoso (gravida) della continua ricreazione della specie a favore di tutta l’umanità. E non c’è che dire, la donna è capace di sopportare il dolore cento volte più dell’uomo, non è un merito ma una constatazione.

Quindi anzitutto madre, come la natura e più della natura. A Lei donna viene affidato dalla natura e dal Creatore il fantastico compito di creare e di poter ricreare la vita, generando, partorendo, dando alla luce dei figli, a vantaggio suo, del proprio uomo e di tutto l’umanità. E basterebbe solo questo per sancirne la superiorità.  Ma non solo, per essere madre, la donna poi si dona con amore e diventa anche moglie, in un istituto matrimoniale che prende il nome proprio dal suo scopo principale: matris munus, ovvero portare il peso della maternità, nel cui compito non può essere lasciata sola dall’uomo.

Madre e moglie, quali fantastici compiti se solo tutti gli uomini del mondo lo avessero capito, dando alle donne tutte le maggiori soddisfazioni e gratificazioni possibili per questi due ruoli che nulla hanno da invidiare a qualsiasi ruolo manageriale o politico di comando nella società.

E invece no, le abbiamo spinte a diventare autonome, in carriera, coi soldi, convinte che lo stupido stereotipo del successo maschile dovesse essere inseguito anche da loro. E così abbiamo fatto la frittata, per noi e per loro, con il risultato che abbiamo donne sempre più infelici perché snaturate dal loro ruolo principale, e uomini sempre più soli e frustrati, senza donne vere al loro fianco.

Smettiamola quindi di fare la festa alla donna in questo modo, torniamo a festeggiarla riportando ai termini della normalità il suo essere madre e moglie, con una società politica che sappia riconoscere a questi due ruoli la dignità di lavoro sociale primario, senza il quale non esiste più nulla e salta tutto, con una società fatta solo da milioni di single, siano essi uomini o donne, magari generati in provetta o con utero in affitto. Ma forse è proprio questo che il potere del mercato globale vuole: uomini e donne sole, consumatori perfetti.

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