San Valentino: forse da solo non basta.

Pochi sanno l’origine di questo patronato del santo degli innamorati.

Si racconta che un giorno Valentino, il santo vescovo di Terni del 240 dc, sentendo
litigare due fidanzati che stavano passando poco fuori dal suo giardino, uscì loro
incontro portando in dono una rosa rossa e invitandoli a fare la pace. Le parole del
santo ebbero la forza di rasserenare la coppia e, poco tempo dopo, i fidanzati
tornarono da Valentino chiedendogli la benedizione per le nozze e promettendosi
amore eterno. Quando la gente del luogo venne a conoscenza del fatto, ebbe inizio
l’usanza di donarsi rose tra innamorati e di recarsi al cospetto di Valentino per
invocar protezione per l’unità della propria famiglia.

In realtà, grazie alla diffusione del santo che ne fecero i benedettini in Europa, san
Valentino è stato per secoli invocato anche contro l’epilessia, a favore dei malati
psichici e dei bambini in genere. In Veneto, per esempio, questa tradizione è ancora
tutt’oggi molto viva, in particolare nei comuni di Bussolengo, Treviso e Monselice. In
Francia invece lo invocano gli apicultori.

Non credo che il santo in questione voglia divertirsi un po’ con noi… ma
probabilmente il suo patronage dei malati psichici o dei bambini in genere ha forse
davvero dei tratti comuni con lo stato dell’innamoramento, condizione magica
dell’umano in cui ogni cosa rimanda all’amata o all’amato, per il quale si vive una
straordinaria e continua emozione di autentico trasporto psicologico e affettivo a tal
punto che il grande teologo Romano Guardini scrive: “Nell’esperienza di un grande
amore tutto il mondo si raccoglie nel rapporto Io-Tu, e tutto ciò che accade diventa
un avvenimento nel suo ambito.”

Sta di fatto però che, oggi, tanti sono gli innamoramenti ma molti meno gli amori
che durano, per non parlare di quelli che si mantengono per la vita intera.
All’uomo d’oggi manca questo amore capace di fedeltà e di durata. Egli infatti ha
smarrito la ragione per cui amare sè stesso. Ed è disperatamente attaccato a ciò che
fa e a ciò che possiede: da questo cerca di trarre il proprio valore, il valore della
propria vita; non si ama e non si stima per ciò che egli è, ma per ciò che fa.

Le donne, dal ’68 in poi, con le prime proteste femministe prima e col dilagare delle
pari opportunità poi, hanno fatto come gli uomini, negando valore alla vera natura
di sé come mogli e come madri, perdendo con questo anche la verità del rapporto
con l’uomo, dal quale sono sempre più autonome, con l’evidente rischio di una condanna ad una inguaribile solitudine per entrambi, il tutto buffamente in nome
proprio della realizzazione di sé, professionale e/o di altra natura socio narcisistica.

“L’attaccarsi a quel che si fa come luogo di consistenza – diceva il mio insegnante di
Morale alla Cattolica – è espressione della mancanza di affezione.
L’impeto affettivo vero non logora mai la persona, ma aumenta nella sua
espressività man mano che avanza. Ciò che logora è solo l’impeto di possesso”.

L’amore non nasce grande, sembra grande all’inizio, ma non lo è. La grandezza di un
amore la si misura nel tempo, dalla capacità di durata, di perdono, di rispetto, di
continua accoglienza dell’uno verso l’altro, di ripresa quotidiana e di nuova speranza
ogni volta che un conflitto o anche un’altra attrazione sembrano voler spezzare
tutto. Per il bene dei figli, ma anche nostro.

Certo che per vivere così, l’innamoramento da solo non basta. Il matrimonio,
soprattutto quello cristiano, risulta così una sorta di sfida radicale all’apparente
provvisorietà dei sentimenti, dei rapporti e alla constatata incapacità dell’uomo a
rimaner fedele.

Allora San Valentino da solo forse non basta, come non bastano i nostri buoni
sentimenti a garantire la durata di una coppia. In aggiunta al giusto innamoramento
naturale, deve seguire prima o poi l’apertura al riconoscimento di un compito, di
una strada, di un progetto si usa dire ora, che possa prevedere anche il sacrificio e il
dovere come alcune delle più belle manifestazioni d’amore, forse le più dolorose,
ma le uniche capaci di dar senso e pienezza a una vita di relazione. Fuori dall’amore
così inteso, cioè dalla carità, tutto si brucia, si corrompe e si perde; la carità – dice
invece San Paolo – tutto copre, tutto spera, tutto sopporta, tutto ama.

Che sia questo l’augurio di oggi a tutti gli innamorati.

One comment

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *